Il saggio mette a confronto le linee d'azione politica del riformismo, di matrice prevalentemente socialista, con quelle del corporativismo, prevalentemente fascista, tra l'inizio del Novecento e lo scoppio della Seconda guerra mondiale. Il campo di osservazione privilegiato è l'Italia, con alcuni riferimenti comparativi all'ambito europeo (Germania, Francia, Gran Bretagna). Entrambe le aree politico-culturali, critiche nei confronti della politica liberale di stampo ottocentesco, elaborarono proposte riferite a due ambiti: il primo è la modifica degli assetti istituzionali in direzione del riconoscimento dei corpi intermedi, della rappresentanza professionale, della regolazione della contrattazione collettiva; il secondo è l'impegno dello Stato per affrontare la «questione sociale» e i problemi relativi: disoccupazione, urbanesimo, migrazioni. Il saggio mette in luce la netta divaricazione tra soluzioni autoritarie e pluraliste, unitamente agli elementi di affinità e parziale sovrapposizione, tali da offrire appigli alla ricerca fascista del consenso.
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