I confini dell’attività creativa nelle pratiche di traduzione, da sempre piuttosto dibattuti, si muovono su un crinale alquanto controverso e delicato. Questo intervento vorrebbe da un lato provare a indagarne il perché, dall’altro vedere se sia possibile fare chiarezza su alcuni momenti per così dire di crisi nella pratica traduttiva, partendo da esempi ed esperienze concrete di traduzione da diverse lingue verso l’italiano (che è la lingua madre e di lavoro di chi scrive), nella convinzione che sulla traduzione letteraria non convenga tentare alcuna riflessione a priori.
The long debated limits of creativity in translation look as quite a delicate and controversial matter. The purpose of this paper is to start asking why, while trying to clarify, if possible, some points that appear as effective crisis cases in translating literature. Each statement always moving from – or leading to – concrete examples of literary translations from various idioms into Italian (which is the author’s native and target language), in the opinion that a certain lack of meaning lays behind any a priori study on translation practices.
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