Nel corso di cinque decenni, dalla prima raccolta del 1955 fino a Furia serena (2004), la poesia di Giuliani ha accumulato metodicamente discontinuità, rotture, rovesciamenti; la forma caratteristica del suo contraddirsi, ripensarsi, ripartire, è stata quella dell’autoantologia –Povera Juliet, Chi l’avrebbe detto, Versi e nonversi, Furia serena, dove si consuma un sorprendente ritorno alla discorsività “leopardiana”. Attraverso la selezione e dislocazione dei propri testi, mediante l’innesto di composizioni nuove e originali, Giuliani ha di volta in volta sollecitato lo sviluppo di inedite potenzialità espressive e il ripensamento del già fatto. La logica comune ai suoi libri è l’apertura verso il non (ancora) codificato. Come scrive Luigi Ballerini nel primo degli interventi del volume, «Giuliani è stato nel secolo scorso, non dico unica, ma certo rarissima voce inimitabile. Non da subito, forse, ma progressivamente e sempre di più. Le ragioni per cui tale qualificazione sembra “cadergli addosso” come un abito fatto su misura sono almeno due (e nessuna è di troppo). Le sostiene entrambe – una sul versante delle poetiche, l’altra sul versante della poesia – il virus di una sana inquietudine che lo prese di mira, per poi installarsi in maniera permanente».
Luca Giuliani
págs. 7-8
Segni senza fondamento: riflessione sulla poesia di Alfredo Giuliani. Introduzione
págs. 9-25
págs. 29-48
págs. 49-60
págs. 61-78
págs. 79-96
La peripezie dell`avventura psichica: una redazione inedita delle poesie del "Tautofono"
págs. 97-118
"Scherzi critici su pitture": Alfredo Giuliani e l`ecfrasi como forma collaterale di critica d´arte
págs. 119-140
págs. 141-158
"Echi sulle rocce, come ali": Alfredo Giulliani tra Charles Olson e il Romanticismo inglese
págs. 159-170
págs. 171-182
"Il cuore zoppo": prospettiva di (ri)lettura
págs. 183-198
págs. 199-208
págs. 209-220
págs. 221-232
págs. 233-238
© 2001-2026 Fundación Dialnet · Todos los derechos reservados