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Uno degli strumenti più importanti della Rivoluzione fu quello di agire nel mondo della cultura e dell’educazione, facendo sì che gli intellettuali divenissero i nuovi maestri, al millantato fine di risvegliare “la plebe assopita nell’ignoranza e nella schiavitù”.
Durante la cosiddetta Restaurazione alla pressione permanente degli intellettuali da salotto e alla diseducazione rivoluzionaria si cercò di contrapporre una rieducazione controrivoluzionaria per mezzo di una operazione culturale – attuata attraverso saggi, riviste e scritti brevi – che il Principe di Canosa definì «strategia delle contromine».
In questo saggio viene analizzata la stampa legittimista di quel periodo.
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