Questo libro nasce dal tentativo di restituire l’esperienza della malattia alla sua complessità: un’esperienza che si dispiega tra il corpo vissuto, la soggettività e i contesti sociali e relazionali in cui malati e persone a rischio genetico sono immersi. Perché ogni malattia, prima ancora di essere un fatto biologico, è un evento che attraversa le vite, le relazioni e i mondi morali delle persone. E forse è proprio qui che lo sguardo antropologico trova il suo compito più urgente: ricordarci che la malattia non abita soltanto nei corpi, ma nelle storie che li attraversano.
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