Ayuda
Ir al contenido

Dialnet


The Italians do it better!: A contemporary interpretation of the radical movement

  • Autores: Paola Scala
  • Localización: UOU Scientific Journal, ISSN-e 2697-1518, Nº. 8, 2024 (Ejemplar dedicado a: RADICAL FUTURES / coord. por Miguel Luengo Angulo), págs. 34-41
  • Idioma: inglés
  • Enlaces
  • Resumen
    • English

      Italian architecture has long been characterized by what Vittorio Gregotti termed the "need for theory" (Gregotti, 1983), deeply shaped by the country's rich cultural tradition. This unique context has consistently led to a significant divergence in how architectural movements originating abroad are interpreted or "translated" within Italy. For instance, while modern architecture in Italy largely rejected the concept of tabula rasa—a notion embraced by many transalpine countries—Italy’s radical architecture, exemplified by groups like Superstudio, Archizoom, and the Global Tools, also stands in stark contrast to similar contemporary movements in Europe, such as Archigram or the Metabolists. This article begins with a critical revaluation of the Italian radical movements, seeking to reconstruct their distinctiveness and theoretical contributions. It then delves into the reasons behind the current resurgence of interest in these movements and examines how they were received by contemporary critics. One could say, *nemo propheta in patria*—indeed, Italian radical architects were often viewed by the Italian critics, at best, as provocateurs or, at worst, as marginal figures who, instead of engaging in tangible change, sought refuge in utopian visions. One of the few figures to grasp the significance and potential of radical architecture was Rem Koolhaas. Through a critical analysis of the numerous connections between the research of Archizoom, Superstudio, and Koolhaas's theoretical and design work, this paper aims to underscore the scientific relevance of the radical architectural experience, its contemporary relevance, and its potential to inspire a new and more effective response to today's crises.

    • italiano

      L'architettura italiana è sempre stata caratterizzata dalla ‘necessità di una teoria'(Gregotti, 1983) e profondamente segnata della tradizione culturale del Bel Paese. Questa specificità ha, da sempre, generato una sostanziale divergenza di significato tra i movimenti nati all'estero e la loro ‘traduzione' in Italia. Così come l'architettura moderna italiana, a differenza di quella d'Oltralpe, ha rifiutato in sostanza il concetto di "tabula rasa", anche l'architettura radicale di gruppi come Superstudio, Archizoom e, in generale, i Global Tools si distingue profondamente da esperienze analoghe e contemporanee in Europa, come quelle degli Archigram o dei Metabolisti. L'articolo prende avvio da una rilettura critica dei movimenti radicali italiani, cercando di ricostruirne la specificità e l'apporto teorico. Prosegue poi con un'analisi delle ragioni per cui assistiamo oggi a un revival di quella stagione e di come tali movimenti furono accolti dalla critica contemporanea. Nemo propheta in patria verrebbe da dire: gli architetti radicali italiani, infatti, furono spesso considerati dalla critica italiana, nella migliore delle ipotesi, dei provocatori o, nella peggiore, figure marginali che, non volendo impegnarsi in un cambiamento reale, si rifugiavano nell'utopia. Tra i pochi che compresero l'importanza e il potenziale dell'architettura radicale vi è sicuramente Rem Koolhaas. Attraverso un'analisi critica delle numerose connessioni tra la ricerca di Archizoom e Superstudio e l'attività teorica e progettuale dell'architetto olandese, il paper cerca di evidenziare il valore scientifico di quell'esperienza, la sua attualità e la possibilità che essa possa rappresentare l'inizio di una nuova e più efficace stagione di risposta alla crisi.


Fundación Dialnet

Dialnet Plus

  • Más información sobre Dialnet Plus

Opciones de compartir

Opciones de entorno