Cordoba, España
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This article surveys the literary topos of the descriptio puellae in Classical literature as a source for its later recreation in the classical Neapolitan song "Come facette mammeta" (1906). The subject knows two main modalities: one more erotic and the other more idealized. The analysis begins with a Greek epigram (AP 5.132) by the poet Philodemus of Gadara and with an elegy by Ovid (Am.1.5.17-26), which became the classical model in European letters. In Philodemus’ and Ovid’s treatments, the sensual description of the girl leads to the act of love. On another note, the description of the beloved, in an idealized manner which we call blazon, has precedents in Latin poetry (Catullus, Propertius) and was cultivated in the Renaissance from Petrarch on (Canzoniere 90). In the song “Come facette mammeta”, the beloved is imagined having been created by her mother from certain ingredients. The description focuses on three physical attributes: the color of her body (a blend of white and red), the mouth (likened to strawberries and sweet spices), and the hair (compared to gold). This song, while generically evoking the libidinous descriptions of Philodemus and Ovid, and the idealized treatment by Petrarch, has been directly inspired by Propertius (2.3.9-28).
Questo articolo esamina il trattamento del topos letterario della descriptio puellae nella letteratura greco-latina, come fonte per la sua ricreazione nella canzone classica napoletana “Come facette mammeta” (1906). Il topos conosce due modalità principali: una più erotica e un’altra più idealizzata e platonica. Si parte dall’analisi di un epigramma greco (AP 5.132) del poeta Filodemo di Gàdara e di un’elegia di Ovidio (Am.1.5.17-26), che è diventata il modello per l’imitazione nella tradizione letteraria europea. Sia Filodemo che Ovidio coltivano il topos nella sua modalità erotica. Per altro verso, il tema della descrizione dell’amata, in una modalità idealizzata che chiamiamo blasone, ha precedenti nella poesia latina (Catullo, Properzio) ed è coltivato nel Rinascimento a partire da Petrarca (Canzoniere 90). Nella canzone “Come facette mammeta” viene rappresentata una descrizione sensuale della ragazza amata, immaginata come creata dalla madre da certi ingredienti. La descrizione si concentra su tre attributi fisici: la carnagione del suo corpo (una miscela di bianco e rosso), la bocca (assimilata a fragole e spezie dolci) e i capelli (paragonati all’oro). Questa canzone, sebbene richiami genericamente le descrizioni libidinose di Filodemo e Ovidio, si ispira a un passaggio di Properzio (2.3.9-28) e assimila anche motivi provenienti da Petrarca.
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