This article focuses on the presence of epistolary fiction in Svevo’s narrative, exploring its function with in Unavita, Senilità, La coscienza di Zeno and «Continuazioni», where letters are used from time to time as propulsive elements for the plot, failed and unreliable instruments of communication, narrative operators that connect internal readers with the external reader. The aim of the article is to compare Svevo’s epistolary vocation with the monologuing attitude of his characters
L’articolo si concentra sulla presenza della finzione epistolare nella narrativa sveviana, sondandone la funzione all’interno di Unavita, Senilità, La coscienza di Zeno e le «Continuazioni», dove le lettere sono utilizzate di volta in volta come elementi propulsivi per la trama, strumenti di comunicazione fallimentari e inattendibili, operatori narrativi che mettono in relazione i lettori interni con il lettore esterno. Il tentativo è quello di accostare la vocazione epistolare di Svevo all’attitudine monologante dei suoi personaggi.
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