that also includes missionary linguistics. Among the different ways in which the religious orders of the Church deal with the otherness, the Society of Jesus inaugurates the strategy of adaptation (accommodatio). In this seminal enterprise, languages are reduced to corpora and analyzed phonographically, so that they can be transliterated, described in morphological categories or articulated on a more complex interpretative device that is not resolved in an application of the Latin model. If the acquisition of Chinese writing is a pragmatic skill, Jesuits demonstrate to direct reflection on the constitutive and functional principles. With the xiru ermu zi, Trigault perfects the system of romanization and tonal notation. The grammar of Varo becomes a model for subsequent speculation and contributes to the rise of sinology. Among the first Orientalists who used it, Fourmont published it in France and claimed its authorship. Prémare explains that Varo did not subject Chinese to the interpretation of Greek-Latin, preferring to face the theoretical problem without using Western categories. The missionaries manage to prompt to the maturation of the relativism in the reconstruction of the events within the harmonization of the chronologies. The diachronic linearity originates from the depth in prehistory, useful for reconstructing the design of an original language. This makes confident in the possibilities offered by a historical language whose mechanism becomes the reconstruction of a universal language and a primitive language. Joseph de Prémare is explicit in declaring his willingness not to relate Chinese to the specificities of European languages. For the British language planners, taxonomic schemes are elaborated, and in the grammatical theory the particularities of the historical languages are converted into rules of art as a result of reduction. The perspective of William Jones reveals the participation to the encyclopedic climate of the members involved in the missionary action of which Jones seems to possess some of the aspects that are evidently constitutive of a common intellectual paradigm. Therefore his position seems to have been over-estimated and conversely that of the missionaries under-estimated, and the demonstrative centrality attributed to Sanskrit is parallel to that occupied by Chinese in the vision of the missionaries of the Far East. The parallelism reappears in the theoretical interlocution between the two languages that Humboldt recognizes as diametrically opposed. Steinthal intervenes in compliance with Humboldt’s dictate for the search of the manifestation of the innere Sprachform, comparing phono-semantic units in a framework of correspondences. For Gabelentz, the acquisition of a logical vision of syntax and the discussion of the monorematic sentences in Chinese are a reflection of the didactic level on the doctrinal plane. In the «Synthetisches System» he starts the speculation on the general principles of the language which will later lead to solve it in an empirical theory of universal grammar in which the typology finds its place
La parabola della scienza tedesca della Sprachkritik si sviluppa all’interno di una pluralità di voci e approcci che si sono confrontati nell’arco di secoli. In questo dialogo multidisciplinare un ruolo non secondario è svolto dalla linguistica missionaria. Tra i diversi modi in cui gli ordini religiosi della Chiesa hanno affrontato l’alterità, la Compagnia di Gesù ha inaugurato la strategia dell'adattamento (accommodatio). Per realizzare questo ambizioso progetto, le lingue vengono ridotte a corpora e analizzate fonograficamente, così da poter essere traslitterate, descritte in categorie morfologiche o modellizzate attraverso un dispositivo interpretativo più complesso che non si risolve in una mera applicazione del modello latino. Se, ad esempio, l'acquisizione della scrittura cinese è una competenza pragmatica, i gesuiti orientano la loro riflessione sui principi costitutivi e funzionali della lingua. Con lo xiru ermu zi, Trigault perfeziona il sistema di romanizzazione e notazione tonale. La grammatica di Varo diventa modello per la speculazione successiva e contribuisce alla nascita della sinologia. Tra i primi orientalisti che la utilizzarono, Fourmont la pubblicò in Francia e ne rivendicò la paternità. Prémare spiega che Varo non adattò al cinese le interpretazioni già impiegate per il greco e il latino, preferendo affrontare il problema teorico senza utilizzare categorie occidentali. I missionari riescono a proporre un approccio relativista nella ricostruzione degli eventi, allo scopo di armonizzazione cronologie e storie differenti. La linearità dello sviluppo diacronico è difesa ipotizzando una comune origine preistorica, utile per ricostruire un possibile linguaggio originario. Gli studiosi cominciano così ad avere fiducia nel fatto che, a partire da una lingua storica e dai suoi meccanismi, sia possibile ricostruire una lingua universale e la lingua originaria dell’umanità. Joseph de Prémare è esplicito nel dichiarare la sua volontà di non mettere in relazione il cinese con le peculiarità delle lingue europee. I linguisti britannici che sostengono la pianificazione linguistica elaborano schemi tassonomici mentre, nel campo della teoria grammaticale, le particolarità delle lingue storiche vengono ricondotte a rules of art come risultato di un processo di reduction. La prospettiva linguistica di William Jones rivela la sua adesione all’approccio enciclopedico dei missionari, con cui Jones sembra condividere numerose premesse culturali e teoriche. Per questa ragione la sua posizione all’interno della storia della linguistica sembra essere stata sopravvalutata, mentre quella dei missionari appare sottostimata, e la centralità dimostrativa attribuita al sanscrito da Jones è speculare a quella occupata dal cinese nella visione dei missionari dell'Estremo Oriente. Il parallelismo tra le due lingue riappare nello studio di Humboldt, che riconosce come sanscrito e cinese come diametralmente opposti. Steinthal interviene a sostegno della tesi di Humboldt intenzionato a individuare le manifestazioni della innere Sprachform, confrontando unità fono-semantiche in un quadro di corrispondenze. Per Gabelentz l'acquisizione di una visione logica della sintassi e la discussione delle frasi monorematiche in cinese sono un riflesso del livello didattico sul piano dottrinale. Nel Synthetisches System avvia la speculazione sui principi generali della lingua che porterà poi una teoria empirica della grammatica universale nella quale la tipologia trova la sua collocazione.
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