The revenge taken by Hecuba and Alcmena on their enemies, described (respectively) in Euripides’ Hecuba and Heraclides, has been analysed now as an execrable act of excessive brutality, now as a morally acceptable action (at least in the eyes of the ancient audience) insofar as it was based on “legitimate” instances of retaliatory justice. A century or so later, Aristotle in the Rhetoric observes how there are those who, in order to retaliate a wrong suff ered by themselves or their loved ones, do not desist, like the Euripidean characters, from the “pleasurable” desire for revenge. The social statute of revenge, known since Archaic Greece, had been modifi ed and progressively integrated into the criminal proceedings provided for in the legal system of the πόλεις.
Adapting the myth to Athenian political reality and legal procedure, Euripides examines the paradoxical nature of law and norms, whether universal or divine and panhellenic (Hecuba) or individual provisions of a political community (Heraclides) which, in order to assert their social and legal validit.
I giudizi sulla vendetta compiuta da Ecuba (nell’omonima tragedia) e Alcmena (negli Eraclidi) sui nemici ruotano intorno a due principali nuclei ideologici che ne fanno ora un atto esecrabile, di eccessiva brutalità, ora un’azione moralmente accettabile (agli occhi del pubblico antico) perché fondata su legittime istanze di giustizia retributiva. Circa un secolo dopo, Aristotele nella Retorica osserverà come ci sia chi, per soddisfare le proprie pretese in relazione a un torto subìto da sé o dai propri cari, non desiste, al pari dei personaggi euripidei, dal «piacevole» desiderio della vendetta, il cui statuto, noto sin dall’epoca arcaica, era stato modifi cato e progressivamente integrato nelle modalità repressive previste nel sistema giudiziario delle πόλεις.
In un gioco di sovrapposizioni tra mito, realtà politica e prassi giuridica, realizzate mediante due personalità femminili caratterizzate da atteggiamenti simili, Euripide rifl ette sulla realtà paradossale del diritto e delle leggi, sia universali o divine e panelleniche (Ecuba) sia particolari disposizioni di una comunità politica (Eraclidi) le quali, per aff ermare la propria validità, devono in qualche misura ricorrere alla violenza ritorsiva che pure intendono contrastare.
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