The word maturity is frequently used in commons sense, even in Canon Law and texts of Magisterium about formation, where it is placed as a requirement for admission to priesthood. Nevertheless its conceptualization is not so easy. This article wants to explore the issue, not starting from a psychological generic concept of maturity (and specifically of affective maturity) but from what priestly celibacy in a theological and not merely canonical perspective, seems to require in the present historical, cultural and ecclesial context
Il vocabolo maturità è di uso comune e ad esso si riferiscono pure, e diffu-samente, il Codice di Diritto Canonico e i documenti magisteriali sulla formazione ponendola come requisito fondamentale per l’ammissione agli ordini. La sua concet-tualizzazione, però, non è altrettanto semplice. Il presente contributo intende porre la questione, non a partire da una nozione psicologica generica di maturità (e, nello specifico, di maturità affettiva), ma da ciò che il celibato sacerdotale in se stesso, in una prospettiva teologica e non meramente canonica, parrebbe suggerire nell’attuale contesto storico, culturale ed ecclesiale
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