Siena, Italia
This essay aims at studying metaphors and similes in Giovanni Raboni’s poetry, specifically from Cadenza d’inganno (1975) to Ultimi versi (2006). These are the main purposes of Raboni’s figurative speech I have highlighted: diminishing, often ironically, the object (that’s the case of metaphors and similes referred to the lyrical self ); criticizing reality (especially political reality), by revealing the violence and the injustice which lay underneath its surface; representing the positive figures in Raboni’s poetry, such as the woman he loves and his deceased loved ones. The struggle to define the dead leads to an expansion and multiplication of metaphors and similes, as figurative speech emerges as a privileged instrument in order to make something so elusive finally tangible
Il saggio si propone di analizzare l’uso della metafora e della similitudine nella poesia di Giovanni Raboni, in particolare da Cadenza d’inganno (1975) fino agli Ultimi versi (2006). Tra le principali funzioni del linguaggio figurato individuate ci sono: quella di abbassare, magari in modo ironico, l’oggetto connotato (è il caso, per esempio, delle metafore e delle similitudini riferite all’io lirico); quella di criticare la realtà (soprattutto politica) svelandone il fondo di violenza e ingiustizia; quella di rappresentare le figure positive del mondo poetico di Raboni, come la donna amata e i cari defunti. Nei confronti di questi ultimi, in particolare, il tentativo di definizione si rivolge a enti per definizione inafferrabili: attraverso un’espansione e una moltiplicazione di metafore e di similitudini, il linguaggio figurato diventa allora lo strumento principale per avvicinarsi alla definizione dell’oggetto
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