This contribution addresses Giacomo Leopardi’s so far neglected legacy in Elsa Morante’s Aracoeli (1982), by unveiling the existence of two direct Leopardian hypotexts in the novel: the ‘Ultimo canto di Saffo’ (1822) and the ‘Dialogo della Natura e di un Islandese’ (1824). Focusing, in particular, on the correspondences between Aracoeli and Leopardi’s ‘Ultimo canto di Saffo’, the contribution points to the mourning aspect of the two œuvres, in which the narrative and lyrical voices (respectively, Manuele and Saffo) chant a cathartic elegy through which their wretchedness, far from being erased, leaves space for a resolving conciliation.
In questo contributo ci si occupa dell’influenza, finora non esplorata, di Giacomo Leopardi in Aracoeli (1982) di Elsa Morante, mettendo in luce due ipotesti leopardiani nel romanzo: l’Ultimo canto di Saffo (1822) e il Dialogo della Natura e di un Islandese (1824). Concentrandosi in particolar modo sulla corrispondenza tra Aracoeli e Ultimo canto di Saffo, l’articolo mette in luce l’aspetto luttuoso di entrambe le opere, in cui le voci, lirica e narrativa (rispettivamente, Saffo e Manuele), cantano una catartica elegia tramite cui la loro miseria cede il posto a una conciliazione risolutrice, senza essere tuttavia cancellata
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