Il contributo propone un’interpretazione della conclusione della “Commedia” diversa da quella solitamente indicata, tramite una nuova lettura del verso ‘ma già volgeva il mio disio e ‘l velle” (“Par.” XXXIII, 143). Gli studiosi – argomenta Ledda – solitamente considerano gli ultimi versi del poema come riferiti ancora all’unione beatifica del protagonista con Dio. Il presente articolo mostra invece che il verbo ‘volgere’ implica un cambiamento di direzione. Per una nota legge teologica – secondo l’A. – Dante è impossibilitato a distogliersi autonomamente dalla visione di Dio per indirizzare altrove il proprio desiderio e la propria volontà. Ma egli è un uomo vivente, non un beato del Paradiso, perciò è lo stesso Dio – prosegue lo studioso – ad allontanarlo dalla contemplazione di Lui, perché egli possa tornare alla vita terrena.
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