The paper analyses the description of spring that opens Venantius Fortunatus’ poem 3, 9 (Ad Felicem episcopum de Pascha). The poet seems to enrich the traditional portrait of Creation that rises with Christ from the sadness of Tartar through the creation of numerous symbolic images, all adapted to the context of Easter and often dependent on the wise reuse of classical and Christian loci. Hence the originality of Venantius’s description appears to be linked to the subtle use of intertextuality: the poetic memory is in fact embodied in discrete references, which are not always immediately identifiable, and do not merely fulfil an ornamental function, but contribute to form almost a second, symbolic reading level, certainly addressed to those who, within the wider audience of the faithful, were able to grasp and appreciate them. Among these people was indeed the addressee of the poem, Bishop Felix of Nantes.
Il contributo analizza la descrizione della primavera che apre il carme 3, 9 di Venanzio Fortunato (Ad Felicem episcopum de Pascha). Il poeta sembra arricchire il tradizionale ritratto del Creato che risorge con Cristo dalle tristezze del Tartaro attraverso la creazione di numerose, talora inedite immagini simboliche, tutte adeguate al contesto pasquale e spesso dipendenti dal sapiente riuso di loci poetici classici e cristiani. L’originalità della descrizione risulta quindi essere legata all’uso studiato, mai casuale dell’intertesto: la memoria poetica si concretizza infatti in riferimenti discreti, non sempre immediatamente individuabili, che non assolvono soltanto una mera funzione di ornamentazione, ma contribuiscono a formare quasi un secondo, simbolico livello di lettura del testo, senz’altro riservato a quanti, tra la più ampia audience dei fedeli, erano in grado di cogliere ed apprezzare tali riferimenti. Tra questi anzi tutto il destinatario del carme, il vescovo Felice di Nantes.
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