Nel disincanto operaio e popolare che, dopo la caduta del Muro di Berlino, si rivolse verso i dirigenti del dissenso anti-sovietico giunti al governo, un ruolo importante lo giocò l’impopolarità delle politiche economiche. Ma ancor più contò, nella deriva che è andata poi a rigonfiare il consenso verso le formazioni politiche di una destra di tipo autoritario detta ‘populista’, l’esasperazione del sentimento nazionale spinto sino allo sciovinismo. Che assume le vesti sia di una replica al vecchio internazionalismo comunista sia quelle di un’ostilità al globalismo predicato tra la fine del secolo e l’inizio di quello nuovo.
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