Dopo un'introduzione di carattere storico e metodologico, in cui si presentano i diversi aspetti della questione, viene analizzata l'alternanza fra l'accusativus cum infinito e i diversi tipi di proposizione a verbo finito come realizzazione della complementazione frasale nell'opera di Gregorio, significativa perché tradizionalmente considerata testimonianza di un momento di forte evoluzione linguistica. In linea con l'uso latino più generale, anche Gregorio tende a usare l'accusativus cum infinito, preferendolo alle complementari esplicite, nei casi di più forte legame semantico fra principale e subordinata; quanto alla scelta fra le possibili congiunzioni subordinanti, essa sembra rispondere a una logica non casuale (quia è usato in prevalenza per discorsi diretti o per sottolineare un intervento del narratore; quod appare di valore più generico; ut introduce informazioni non fattuali e di minimo impegno per il narratore).
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