L'A. esamina la poesia ungarettiana "Popolo", che, apparsa per la prima volta su "Lacerba" nel maggio 1915, 'tra tutte fu quella che costò al poeta maggior fatica'. Ricostruendo filologicamente il percorso redazionale della lirica ('la non usuale sopravvivenza di un alto numero di rifacimenti, anche manoscritti, fa sì che il suo 'iter' elaborativo si configuri come un caso singolare, e insieme un'esemplare possibilità di studio del 'labor limae' ungarettiano'), la studiosa ne studia la funzione all'interno della produzione dell'autore individuandone i temi e le immagini chiave. Concorre ad una sua 'corretta interpretazione' un elemento paratestuale che 'distingue questa da tutte le altre liriche dello stesso periodo': la dedica a Benito Mussolini, 'non estranea all'instaurarsi di precise direttrici correttorie nel testo'. Così la Cupo giunge ad ipotizzare la derivazione di "Popolo", attraverso, a Suo dire, una diversa elaborazione formale o una contaminazione redazionale, da un archetipo comune ad un'altra lirica, "1914-1915", pubblicata nel 1931 su "Quadrivio": 'nel 1935 Ungaretti ripropone, significativamente accostate, le due liriche sull'"Antologia dei poeti fascisti"'.
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