Il saggio illustra e spiega la definizione di 'restauro teatrale'. Essa si sviluppa in seno al discorso condotto dall'A. sulla messa in scena e si configura come un'azione 'sempre reversibile [...], un'attività che si occupa della conservazione, della tutela e della valorizzazione di un testo teatrale d'autore, contestualizzandolo nel presente, senza falsificazioni'. L'argomentazione prende piega tra la descrizione e il commento dell'opera teatrale pirandelliana "I giganti della montagna" (1936), 'terzo e ultimo dei miti' rimasto incompiuto. Difatti, è l'incompletezza, in aggiunta all'assenza del terzo atto, che ha permesso a tanti registi italiani di intervenire sull'opera personalizzandola tramite l'ideazione e la creazione di varie e molteplici messe in scena. Il contributo esamina così, nell'ordine, il 'restauro preventivo' di Renato Simoni, i restauri strehleriani, il 'restauro radicale' di Mario Missiroli, il 'restauro filologico' e il 'restauro di ripristino' di Mauro Bolognini, il 'restauro psicoanalitico' di Leo De Berardinis, il 'restauro rivelatore' di Enzo Vetrano e Stefano Randisi
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