L’articolo cerca di spostare il punto di vista sull’intermedialità, ponendo l’accento sul problematico statuto ontologico ed estetico dei media come “intermediari”, vale a dire come agenti dell’“in-fra” e del “tra”. L’articolo riflette sui cortocircuiti ontologici nella formazione della realtà, illustrati dalla massmediatizzazione degli omicidi seriali, considerati qui come una forma perversamente razionale di delusione tecnologica. Inoltre si addentra nell’uso che Karen Barad fa di nozione come “intra-azione” e “taglio agenziale”, allo scopo di gettare luce sui processi attraverso cui gli apparati tecnologici della sensibilità (media) producono realtà, inserendo inserti di apparenza/rilievo tra noi, soggetti umani, e dando così un’esistenza palpabile a ciò che è in opera “in” e “tra” noi. L’articolo conclude con osservazioni su alcune delle implicazioni che tale riflessione ontologica potrebbe avere per l’estetica.
This article attempts slightly to displace the reference to intermediality by focusing on the problematical ontological and aesthetical status of the media as “intermediary”, i.e. as agents of the “in-between” and of the “among”. It does so by reflecting on the ontological loops of reality formation illustrated by the mass-mediatization of killing sprees, considered here as a strangely rational form of technological delusion. It then ventures into using Karen Barad’s notions of “intra-action” and “agential cut” in order to shed light on the processes through which technological apparatuses of sensoriality (media) produce reality by inter-jecting slices of appearance/relevance among us, human subjects, thus giving perceptible existence to what is at work in-between us. The article concludes with remarks on some of the implications this ontological reflection may bear on aesthetics.
© 2001-2026 Fundación Dialnet · Todos los derechos reservados