Siena, Italia
The damage prevention and restoration of the cultural heritage in seismic risk areas has been – and is still – a complex and much discussed subject, related to a vast and heterogeneous seismic situation like the Italian one, with its wealth of historical buildings to preserve. The recent “Guidelines for the evaluation and reduction of the seismic risk of cultural heritage”, issued by MiBAC, underline the necessity of adopting a holistic approach to the analysis of artefacts, by creating an interaction between the collectible data through the use of both humanistic and scientific types of analysis. This paper introduces a methodological approach which integrates the archaeological method with ones from other disciplines (such as historical seismology, structural engineering, science of the earth, architecture). This approach consists in paying particular attention, in a preliminary phase, to the analysis of the seismological catalogues and seismic maps; in the second phase, the archaeological data is integrated with a macro-element reading, in order to breakdown stratigraphically, and read from a seismological point of view, the buildings examined. The testing of this approach in the Mugello area (FI) made it possible to reconstruct the building history of the edifices analyzed, in relation to the seismic history of their territory. The identification and characterization of instabilities and possible repairs or reconstructions, combined with the stratigraphic analysis of the buildings, have provided information on their chronology (both relative and absolute). Once we had verified the accuracy of this hypothesis, the collapse and subsequent restoration activities interpreted as signs of past earthquakes (if not due to other natural or human causes) made it possible to connect them to seismic episodes not known in history and to understand how the building reacted to a certain earthquake. The application of archaeology to the study of architecture in seismic risk areas can therefore contribute in a significant and innovative way to the knowledge of cultural assets and their context, as required by the government guidelines. In addition, the results obtained from this kind of approach can provide useful information for further study of past earthquakes. This data, if correctly interpreted, can potentially constitute useful elements for the preventive analysis of buildings and for the seismological knowledge of the territory.
La prevenzione ed il restauro dei Beni Culturali in aree a rischio sismico è stato ed è attualmente un argomento complesso e molto dibattuto. Il dialogo osmotico instaurato tra istituzioni, professionisti ed università ha recentemente condotto all’emanazione da parte del MiBAC delle “Linee guida per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale”, un decreto legge fondato sulla sinergia tra il sapere scientifico ed umanistico, emanato per standardizzare, per quanto possibile, i modi di intervenire sui Beni Culturali in aree soggette a fenomeni sismici. In questo contributo viene presentato un approccio metodologico che integra i metodi archeologici a quelli di altre discipline (sismologia storica, ingegneria strutturale, scienze della terra, architettura, etc.). La prassi operativa si caratterizza per una particolare attenzione in fase conoscitiva all’analisi dei cataloghi sismologici e delle mappe sismiche, mentre in fase operativa, il dato archeologico viene integrato alla lettura per macroelementi, portando così ad una “scomposizione” stratigrafica ed un’interpretazione in chiave sismologica degli edifici. Il metodo è stato direttamente sperimentato in Mugello (FI) ed ha permesso da un lato di ricomporre l’evoluzione costruttiva degli edifici e dall’altro di ricostruirne la storia sismica, agganciandola successivamente a quella dell’intero contesto di studio. L’individuazione e la caratterizzazione dei dissesti e le eventuali riparazioni o ricostruzioni, integrati all’analisi stratigrafica dell’edificio, permettono di ottenere informazioni sulle cronologie (sia relative che assolute) di tali manifestazioni. Inoltre, i crolli e i restauri interpretati come possibili spie di sismi pregressi (a meno di altre cause naturali e/o antropiche), una volta verificata la correttezza delle ipotesi proposte, in qualche caso, hanno offerto la possibilità di ipotizzare la presenza e l’intensità di eventi calamitosi non ancora conosciuti da altre tipologie documentali e di comprendere come un edificio abbia risposto ad un determinato terremoto. L’archeologia applicata allo studio dell’edilizia storica in zone a rischio sismico può quindi contribuire in modo sostanziale ed “innovativo” alla fase di conoscenza del bene culturale e del contesto in cui esso si situa, così come richiesto dalle linee guida ministeriali. I risultati ottenibili da un processo d’indagine di questo tipo permettono inoltre di apportare informazioni aggiuntive dal punto di vista quantitativo e qualitativo a quelle già in nostro possesso relative ai fenomeni tellurici antichi. Queste informazioni, se correttamente interpretate, risultano elementi potenzialmente utili alle analisi preventive agli interventi diretti sul manufatto e alla conoscenza sismica del territorio.
© 2001-2026 Fundación Dialnet · Todos los derechos reservados