La Grande Guerra ebbe un forte impatto anche sul fronte psichiatrico. Il saggio lo ricostruisce con particolare riferimento alla 'strana malattia' della nevrosi traumatica: 'disturbi motori, astasie-abasie, camptocormie, tremori, tic, paralisi, disturbi sensoriali, anestesie, analgesie, iperalgesie, afasie, mutismi, ma anche stati confusionali, deliri, depressioni acute e quella che fu chiamata ipnosi di guerra'. L'A. esamina gli scritti degli psichiatri del tempo che confermarono 'l'impostazione organicistica della disciplina affermando che la guerra era un'occasione dello scatenarsi di una preesistente e silente patologia e non causa di malattia mentale'. A causa dell'elevato numero di soldati tornati dal fronte affetti da nevrosi, nella psichiatria italiana nacque un vasto dibattito che, però, diversamente da ciò che accadde in Inghilterra, non portò a nuove prospettive teoriche, come, per esempio, la psicanalisi.
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