L’autore mette a fuoco il mecenatismo e gli interessi artistici di Alfonso IV d’Este (1634-1662) utilizzando due registri inediti delle sue spese. Oltre a confermare le precedenti ipotesi l’autore identifica le acquisizioni del duca sul mercato artistico, tra cui la celebre Testa femminile di Raffaello ora al Louvre. Le carte dei registri offrono, ancora testimonianze di artisti poco noti che nel Seicento gravitarono intorno alla corte estense. Tra questi figura Olivier Dauphin, nipote del più celebre Jean Boulanger, di cui è ora possibile intravedere il coinvolgimento nell’illustrazione dell’Idea di Domenico Gamberti, conclamato capolavoro dell’editoria barocca. Di quest’opera, voluta da Alfonso in memoria del padre defunto, si rintracciano i protagonisti e le modalità del loro ingaggio, fugando fraintendimenti come quelli relativi agli oscuri incisori Domenico Fontana e Bartolomeo Fenis. Le nuove evidenze documentarie recuperano così il prestigio della committenza di Alfonso e ne ricompongono un vivido ritratto di principe appassionato di lettere e scienze.
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