Il serpente di Luigi Malerba esplora la mente finzionale come costruzio-ne narrativa e strumento di conoscenza alterato. Il personaggio-nar-ratore, ossessivo e mitomane, crea una dimensione in cui realtà e finzione si confondono e la narrazione interna epifanizza una co-scienza allucinata. Il presente saggio mette in dialogo l’opera con le teorie di Alan Palmer e Dorrit Cohn, evidenziando l’empatia e la co-operazione cognitiva del lettore in un’opera quale esempio di narra-tività postmoderna.
Luigi Malerba’s Il Serpente explores the fictional mind as both a nar-rative construct and an altered cognitive tool. The obsessive and mythomaniac narrator-character creates a dimension in which reali-ty and fiction blur and the internal narration reveals (or “epiphaniz-es”) a hallucinatory consciousness. This essay brings the work into dialogue with the theories of Alan Palmer and Dorrit Cohn, high-lighting the reader’s empathy and cognitive cooperation in a novel that exemplifies postmodern narrativity.
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