Le carte internazionali, come Nara +20, assegnano un ruolo cruciale alle comunità nei processi di riconoscimento del bene culturale. Una evoluzione che prefigura un nodo problematico, poiché i processi collettivi possono alternativamente portare al riconoscimento di un luogo inteso come patrimonio o alla sua rimozione come relitto. Emerge quindi una frattura, in termini faucaultiani, tra l’aumento delle heritage designations, nelle attività di studio legate alla conservazione, e il numero crescente di luoghi considerati relitti urbani. Il presente saggio indaga in che misura gli spazi, le aree, le architetture abbandonate, non riconosciute, che in maniera estensiva dopo la crisi economica e culturale sono presenti nelle città Europee, possano rappresentare un patrimonio per le comunità e una chiave interpretativa per la lettura dei fenomeni urbani nella città contemporanea
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