La prospettiva di diventare maestra rappresentò, per molte donne di piccolo ceto medio urbano e rurale nell’Italia postunitaria, l’accesso ad una professione intellettuale storicamente riservata al genere maschile e al clero. Di fatto, tuttavia, numerose“maestrine” vivevano situazioni di forte disagio e di marginalizzazione, frutto di un retaggio sociale e culturale profondamente sessista. Si pensi al caso di Italia Donati,maestra suicida, che portò alla ribalta nazionale la condizione della classe magistrale femminile nel periodo liberale. A Italia Donati e ad altre maestre vittime di soprusi Matilde Serao, allora direttrice del “Corriere di Roma”, dedicò accorati articoli di denuncia (1886).
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