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Diskurs, phronesis e urteilskraft: quale rapporto? Etica del discorso e neo‐aristotelismo in dialogo

    1. [1] Università degli Studi G. D'Annunzio
  • Localización: Ética y discurso: revista científica de la Red Internacional de Ética del Discurso (RED), ISSN-e 2525-1090, Vol. 3, Nº. 1, 2018, págs. 5-33
  • Idioma: italiano
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  • Resumen
    • italiano

      Scopo di quest’articolo è mostrare come il modello di razionalità pratica incentrato sull’argomentazione discorsiva, promosso dall’etica del discorso, e quello imperniato sulla phronesis, difeso dalle etiche neo-aristoteliche, non siano tra loro alternativi, bensì complementari. La phronesis, intesa come capacità di orientarsi nell’agire in assenza di una gerarchia precostituita di criteri a priori, è infatti a mio avviso già all’opera nel discorso pratico inteso come medium della fondazione di norme. Il suo ruolo non dovrebbe cioè essere confinato al momento applicativo, come ha invece sostenuto Habermas in virtù di una concezione a mio avviso riduttiva della phronesis e della netta distinzione, che ritengo insostenibile, tra discorsi di fondazione e di applicazione. Queste affermazioni non vanno nella direzione di un indebolimento dell’impianto fondativo dell’etica del discorso, che anzi difendo nella sua versione apeliana. Le mie osservazioni sono infatti incentrate solo sul “secondo livello” dell’etica del discorso, quello della fondazione di norme tramite il discorso pratico, che già presuppone i principi morali universalistici fondati per via trascendentale. L’approccio proposto non è del resto del tutto incompatibile con la prospettiva kantiana, cui si rifà l’etica del discorso: cercherò infatti di mostrare come le riflessioni di Kant sulla capacità di giudizio, sebbene non direttamente legate all’ambito morale, offrano più di uno spunto per i nostri fini e come l’etica del discorso, se parzialmente riformulata nella direzione indicata, si presti a svilupparli coerentemente in senso morale, già in virtù della formulazione del principio (U), che richiede di considerare le conseguenze delle norme nell’atto della loro fondazione.

    • English

      The aim of this paper is to show that the model of practical rationality focused on rational argumentation, developed by discourse ethics, and the one based on phronesis, defended by neo-aristotelian ethics, are not alternative, but complementary. Phronesis, seen as the capacity of orienting oneself by acting without a predetermined hierarchy of criteria a priori, is in my view already operating in practical discourse, seen as medium of the foundations of norms. Its role should not be restricted to the moment of application, as Habermas did because of his reducing concept of phronesis and of his sharp distinction, in my view untenable, between foundations’ and application’s discourses. My proposal, however, is not aimed to weaken the foundations’ strategy of discourse ethics, which I rather defend in the strong Apel’s version. My remarks are focused only on the “second level” of discourse ethics, the one of the foundations of norms through practical discourse, which already presupposes the universal moral principles grounded in a transcendental way. The proposed approach is however not incompatible at all with the Kantian perspective, which is the model of discourse ethics: I will try to show that Kant’s reflections on judgment, despite not directly related to the moral domain, can offer some sparks for our aims and that discourse ethics, if partially reformulated in the suggested direction, is able to develop them coherently in a moral sense because of the formulation of the principle (U), which asks to consider the consequences of norms by their foundations.


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