Following the model of S. Domenico’s tomb in Bologna, the pupils of Nicola Pisano adopted the idea of a precious and brightly coloured funerary sculpture, which uses the alternation of the whiteness of the marble and the chromatic accents of the glass inserts. While in central and southern Italy the fashion for sumptuous sepulchres with abundant gilding and mosaic inserts remained in vogue throughout the 14th century and beyond, in the Po Valley, the Tuscan Giovanni di Balduccio introduced a different model from the 1330s. As Giovanni Pisano, he remained faithful to the ideal of plastic effects, and he renounced to mosaic incrustations. He proposed instead a more sober type of polychromy, based on the combination of Apuan marble, which he had specially flown in from Tuscany, with local stones, often coloured. The Lombard sculptors of the next generation, from the Master of Viboldone to Bonino da Campione, seemed reluctant to adopt the habit of creating polychrome funerary monuments through the use of varied materials. However, at the end of the century, the Venetians Jacobello and Pierpaolo Dalle Masegne revived the assemblages of coloured stones, guaranteeing their success in Lombardy, Emilia and Veneto well beyond the end of the Middle Ages.
A partire dalla tomba di S. Domenico a Bologna uscita dall’atelier di Nicola Pisano, gli allievi del grande scultore di origini pugliesi fecero propria l’idea di una scultura funeraria preziosa e vivacemente colorata, giocata sull’alternanza del candore del marmo e delle accensioni cromatiche degli inserti in vetro. Se nell’Italia centrale e meridionale la moda di sepolcri fastosi per via delle abbondanti dorature e degli inserti a mosaico rimase in auge per tutto il Trecento e oltre, nella Valle del Po il toscano Giovanni di Balduccio impose a partire dagli anni trenta del secolo un modello differente: fedele all’ideale di una scultura centrata sui valori plastici sposata da Giovanni Pisano, rinunciò alle incrostazioni a mosaico, proponendo invece un tipo di policromia più sobrio, basato sulla combinazione del marmo apuano, che faceva arrivare appositamente dalla Toscana, con pietre differenti, spesso colorate, disponibili sul mercato locale. Se gli scultori lombardi della generazione successiva, dal Maestro di Viboldone a Bonino da Campione, sembrano restii a far propria l’abitudine di articolare cromaticamente i monumenti funebri grazie all’utilizzo di materiali variati, alla fine del secolo furono i veneziani Jacobello e Pierpaolo Dalle Masegne a recuperare quegli assemblaggi di pietre dai colori diversi, garantendone il successo in Lombardia, in Emilia e in Veneto ben oltre la fine del Medioevo.
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